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1月14日 A history of violence A history of violence: una storia di violenza. Una delle tante. Di quelle che ogni giorno accompagnano la nostra vita, su un binario parallelo. A cui certe volte non facciamo neanche più caso. Che sentiamo ai notiziari o leggiamo sui giornali. Storie come quella di Tom, tranquillo americano, padre di famiglia, instancabile lavoratore che ama stare lontano dai guai. Un valore che trasmette alla famiglia che accoglie con orgoglio l'esempio. Una personalità tranquilla, pacata, mai fuori dagli schemi. Poi un giorno, per caso, due feroci malviventi entrano nel suo piccolo fast-food con la ferma intenzione di uccidere. E il placido Tom con estrema naturalezza sventa il pericolo uccidendo i due killer e diventando un eroe. Tutti i giornali parlano di lui. Il suo gesto viene alle orecchie di tutti. E risveglia vecchi fantasmi di una vita passata e sbiadita di cui lo spettatore finora aveva ricevuto, accontentandosi, alcuni semplici indizi irrilevanti: dei genitori adottivi, un passato al college dove con ogni probabilità aveva conosciuto la moglie Edie. In un batter d'occhio Tom si ritrova perseguitato da una banda di criminali il cui unico scopo è vendicare il passato. Col sangue. Si ritrova solo a doversi difendere, senza più l'affetto di una famiglia che ormai, subissata da dubbi che hanno rotto ogni equilibrio, ha perso la fiducia in lui. Quella stessa famiglia che nell'ultimissima scena del film, a sera, lo accoglie in casa per la cena. Tom si siede a tavola come un buon padre di famiglia che ritorna da una dura quanto normale giornata di lavoro. Normale, già, come gli episodi di violenza di cui siamo partecipi ma di cui potremmo diventare improvvisamente protagonisti. Facendo emergere quel lato violento di noi che secondo il regista, David Cronenberg, è insito anche nella persona all'apparenza più innocua e che non si può cancellare.
MARCO 1月5日 Il gruppoUn periodo di vacanza. Si abbandona la terra amica italica per raggiungere nuove frontiere, vedere nuove persone, conoscere nuove culture. Cammina cammina per la città sconosciuta, nel tentativo di orientarsi con la cartina: ad un tratto delle urla. Scoppia un petardo. Delle forti risa. Ecco defilarsi all'orizzonte un'orda di turisti la cui provenienza non lascia dubbi. Lo stivale. Un gruppo di italiani. Il gruppo di italiani è composto da almeno sei persone di tutte le età. In fase di spostamento da un punto all'altro della città esse mantengono l'aria di chi ad agosto sta raggiungendo la spiaggia, anche se è gennaio e la temperatura è sotto zero. Scarpe leggere, giacca sbottonata, sorriso da brigante dipinto sul viso leggermente lampadato prima della partenza. Nel gruppo si fumano le Camel e si abbandona il pacchetto verticale sulle panchine o sui monumenti. Durante la visita ai musei il gruppo di italiani tenta di baccagliarsi la guida. La donna si atteggia in maniera da sembrare figa quando invece non lo è affatto: a questo scopo trucchi e strane pettinature sono le benvenute. L'uomo veste abiti contraffatti spacciandoli per originali. Non indossa cappelli per non rovinare la delicata scultura di gel che trattiene in equilibrio sul capo e in viso ha un leggero strato di barba che più che farlo sembrare mediterraneo lo fa sembrare uno zingaro. Nulla a che vedere con le barbe da muntagnìn di Amos e Pietro. Il gruppo di italiani più evoluto ha il bambino. Infesta i negozi di souvenir dove acquista il più inutile ciàpapùer per lo zio Salvo. Di fronte allo stadio tira fuori la maglia tascabile di Cannavaro e si mette a cantare POPOPOPOPOPOOOO. Nel gruppo di italiani nessuno sa l'inglese e lo parla lo stesso limitandosi a togliere l'ultima lettera a ciascuna parola. Abitudini, usanze tipiche del gruppo di italiani. Probabilmente un francese, uno spagnolo, un tedesco scriverebbero queste stesse parole dei loro simili e per questo di fronte al gruppo di italiani in quel di Berlino ho sempre sorriso e accettato con ironia. Conscio di essere parte di un gruppo super partes: semplicemente e modestamente il migliore.
Marco
P.S.:..sono tornato da sotto allo zero... |
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