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4月29日 Mio fratello è figlio unicoRegia di Daniele Lucchetti per una commedia drammatica ambientata nella Latina anni 60. In un luogo dove la ventata rivoluzionaria del sessantotto non arriverà mai si assiste alla storia di una normale famiglia operaia dell'epoca, orientata verso la cultura del lavoro e della casa a cui fanno da sfondo gli ideali comunisti dell’immediato dopo-guerra. Accio, il minore di tre figli, è un personaggio in cerca di ideali da seguire: è per questo che, lasciato il seminario, si iscrive al partito fascista, su consiglio dell'amico Mario (Luca Zingaretti). E' spiccato qui il confronto col fratello maggiore Manrico, operaio dai chiari principi militante attivo nel partito comunista, col quale c'è un rapporto di odio e di amore allo stesso tempo. Sono anni in cui Accio è considerato la pecora nera della famiglia, finchè anch'egli non finisce per iscriversi al partito comunista, che vede ora come l'unico in grado di migliorare le condizioni di vita sue e della sua famiglia. Il film in realtà non ha un vero e proprio finale bensì un semplice scioglimento in cui Accio sembra aver acquistato una certa maturità, ponendo forse le basi su cui costruire una stabile esistenza futura. Lo scenario dell'Italia anni 60 è ottimamente ricostruito anche grazie alla colonna sonora dove spicca la voce di Nada. A mio avviso troppo movimento per la macchina da presa: è un mezzo, è vero, per trasmettere l'incertezza che caratterizza il protagonista, ma un uso eccessivo di immagini volutamente mosse può essere irritante per lo spettatore. Per concludere la trama è fuori dal comune e lascia come contorno le vicende amorose che riguardano i due fratelli protagonisti. Ne emerge invece una generica sfiducia verso la politica (di allora come di adesso?), vista come inconcludente e come pura lotta di classe fine a sè stessa. Marco 4月26日 I nostri ospitiTi svegli la mattina, accendi la tv, senti le notizie dei primi tiggì e finalmente la prima bella notizia: il nomade reo di aver investito e ucciso quattro nostri coetanei si è dichiarato pentito per ciò che è successo. L'Italia perbenista non vedeva l'ora di ascoltare queste dichiarazioni. Non tarderà a manifestarsi qualche geniaccio che giustificherà il "malcapitato" senzafissadimora dicendo che si tratta di persone disperate, per le quali spesso l'alcol è l'unica via di fuga da un mondo avverso. E d'altra parte, poverino, non esiste neanche più il suo villaggio: gli ospiti, aperto il galateo a pagina 2, lo hanno abbandonato dandolo per gran parte alle fiamme. Le comunità si sforzano di accettare questi accampamenti, gli forniscono servizi, addirittura casette in legno perchè abbiano condizioni di vita migliori. I cittadini manifestano ma alla fine si adeguano e ospitano chi sembra essere meno fortunato. Le tivù predicano l'apertura verso questi immigrati, l'aiuto e la solidarietà. In cambio furti, incendi, omicidi, minacce. Sono dell'idea (del tutto nuova eh!) che sia ora di usare il pugno di ferro verso chi vuole prendere possesso del nostro paese: rigare dritto deve essere la parola d'ordine. Invece al momento l'emblema dell'Italia di fronte al problema dell'immigrazione è rappresentato dai vigili urbani milanesi armati di torta di mele (non gli hanno dato neanche il coltello per tagliare le fette) che indietreggiano di fronte ai cinesi che vogliono imporre le loro regole, a casa nostra.
Marco 4月21日 NewsQui di fianco trovate il backstage del cortometraggio I.L.C.2 Ghosts, realizzato da Alessandro Gavazza, col quale ho collaborato per l'occasione facendo parte del cast tecnico. Oltre al backstage potete naturalmente vedere il corto integrale collegandovi al sito http://www.markalstudio.it/ilc.htm
e cliccando sulla locandina. Oltre a questo, se ne avete voglia, date un'occhiata anche a "The X-9", sulla pagina dei video in streaming (http://www.markalstudio.it/streaming.htm). Per la realizzazione di questo corto ho dato il mio insostituibile contributo come addetto al set, più in particolare dovevo preoccuparmi che il tagliere con i salumi, i panini del Mc Donalds eccetera eccetera fossero sempre a posto e presentabili. Guardate e vedrete!
Se invece siete particolarmente depressi e mi volete veder recitare qui a casa ho un paio di dvd dove mi cimendo in imprese da far rabbrividire tutta Hollywood!!
Un ringraziamento ad Ale e un saluto a tutto il cast!
Marco 4月20日 Al liceo....E' fine aprile. In quel buco nero che sono stati i cinque anni di liceo in cui sono cresciuto sì, ma solo in statura, questo era il periodo più atteso dell'anno. Infatti se non saltavano fuori gàbule dell'ultimo minuto, tipo il non raggiungimento del numero di giorni minimi di scuola che da noi era di 370 l'anno o impedimenti di altra natura dovuti magari alla deformazione della crosta terrestre, si approfittava di qualche giorno di riposo e di divertimento grazie alla gita scolastica. Rinominata anche viaggio d'istruzione dai dottori colti che guidavano la nostra scuola in quegli anni...tanto è vero che in prima superiore mentre altra gente si rosolava al sole in qualche posto sperduto proprio grazie al viaggio d'istruzione, noi eravamo in Liguria a visitare un interessantissimo scheletro in un buco di grotta. Uno scheletro finto naturalmente, quello vero l'avevano spostato in un museo poco distante. Rinati grazie a questa visita alle 3 del pomeriggio avevamo già tutti voglia di tornarcene a casa. L'anno dopo era già l'anno del soggiorno, il primo del liceo. Un mare di rovine e vecchie colonne tremolanti ci attendevano ad Aquileia. Ah...anche una serie di tombe romane dove abbiamo potuto finalmente mettere in pratica il nostro latino. Meno male che in albergo ci ha pensato la prof (quella dell'altra classe, quella dei secchioni) a rendere interessante la nostra gita, accusandoci di divertirci con una specie di gioco che consisteva nel bussare alle porte dei nostri compagni e fuggire a gambe levate. Era addirittura consentito passare dal balcone...in tal caso si totalizzavano 100 punti di bonus e a fine serata chi aveva più punti vinceva. Che dire, sta tipa si divertiva con poco da piccola probabilmente! Meno male che in terza ci aspettavano nuove frontiere. La gita a Monaco di Baviera è una delle più belle a cui ho partecipato...non capita a tutti di ballare con la prof di italiano la musica tunz tunz nella disco dell'ostello insieme a tutti noi (Roccaro in primis, un uomo, un casco di gel).. oltre a questa sono due le chicche che mi sono rimaste: la prima è Gioacchino che si è schiantato contro l'unico palo di ferro che c'era su quel marciapiede su cui stava camminando (e chi conosce Gioacchino si chiederà se non si è piegato il palo). La seconda riguarda quella specie di prof di arte le cui lezioni di vita mi hanno indotto a capire che non avrei mai voluto divetare come lui: nella patria della birra si è proposto di portarci in un locale dove dispensavano birra buonissima, forse la migliore della Germania. Bene, siamo finiti in un buco in una via sperduta di Monaco, forse un night, dove una birra media (sia per quantità che per qualità) costava tipo 20 euro. Traumatizzati tutti dall'avvenimento l'anno successivo abbiamo deciso di non fare nessuna gita....ma quando mai?? I propositi c'erano: poi però i prof, premurosi nei confronti dei propri allievi, non avevano voglia di portarci e alcune compagne particolarmente legate all'ambiente classe si rifiutavano di prendere parte al "viaggio di istruzione" (ribattezziamolo viaggio/distruzione vah) perchè i loro fidanzati non volevano. Tanto abbiamo finito l'anno con 220 giorni di scuola all'attivo, come ho sempre detto 20 giorni in più adatti magari per fare un altro giro di utilissime interrogazioni, tanto chi si alzava alle 6 del mattino a studiare eravamo noi! Abbiamo dovuto aspettare la quinta perchè i fidanzati sopravvissuti dessero il loro benestare a far partire le tipe (che nessuno si cagava ndr) per ben 5 giorni. La meta la Slovenia....ma la parte traumatica di questa gita è avvenuta alle foibe. Si trattava infatti di un "viaggio della memoria" (quanti soprannomi per questi viaggi) a cui partecipava anche una delegazione del comune di Venaria fra cui sindaco (allora Catania) e vice-sindaco (Renna), tra l'altro prof di lettere nella nostra scuola. Bene, quest'ultimo alle foibe, il primo giorno di gita, ci ha deliziato con un discorso ininterrotto di almeno 3 quarti d'ora e nessuno e ripeto nessuno ha capito una mazza di quello che ha detto. Catania era in catalessi, annuiva a qualunque cosa gli venisse chiesta, noi ci facevamo i cazzi nostri poco distante mentre il nostro prof di storia e filo (l'unico di cui tutti abbiamo un bel ricordo) si lamentava chiedendosi cosa stesse mai dicendo e come mai ci fossero così tante cose da dire di fronte ad una lapide in pietra. Perchè ad oggi le foibe non sono altro che quello. Un'ora di discorso alla popolazione di fronte a una lapide: roba da matti, non a caso la sera stessa tutto l'alcol che ci eravamo portati in valigia che sarebbe dovuto durare per tutta la gita era già finito. E anche il fumo di Mauri, il pusher della classe...il problema per lui era che lui portava e noi fumavamo tutto a scrocco (specie Amos, specialista in queste cose ;-))). Insomma io del resto della gita mi ricordo poche cose, sì, ok, lo stesso prof di storia e filo di prima che una sera usciti da un magnifico pub che c'era vicino al nostro hotel (siamo entrati in venti e abbiamo bevuto a turno perchè non avevano bicchieri per tutti), si vantava di non riuscire a camminare sul bordo del marciapiede perchè aveva bevuto. Bravo lui. Vorrei poter descrivere a chi non l'ha visto Gioacchino che portava la corona di fiori alla lapide del campo di concentramento a Trieste ma non ci sono veramente parole per raccontarlo. Ci andrebbe troppo un'imitazione. Resta solo una domanda al termine di questo discorso infinito che chissà chi leggerà fino alla fine: perchè ho scritto tutte queste cose??? Una forma di nostalgia? Una forma d'ira verso i prof delle superiori che hanno "macchiato" i nostri momenti di svago? Chi lo sa....
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