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    May 26

    Per te...

    Hai ragione, ho parlato di tutti meno che di te, giovane tifoso bianco-verde. Poche righe per rendere grazie anche a te, per ogni singolo istante che hai dedicato alla squadra, per aver condiviso gioia e lacrime con noi. Perchè la domenica sera tu eri lì con cuore e anima nell'angolino della curva, nascosto dietro la folla: ma cantavi, cantavi a squaciagola e a ogni canestro guardavi come noi il tabellone per vedere quanto mancava alla fine, quanti punti avevamo di vantaggio o di svantaggio. Hai applaudito le nostre giocate, ti sei indignato per quei 2 punti mancati da sotto canestro, hai esultato per le nostre vittorie e avevi il sorriso pronto per farci animo in caso di sconfitta. Il tuo bandierone bianco-verde non lo mollavi mai. Grazie per essere sempre stato lì, per averci creduto più di noi delle volte, per averci accompagnati fino alla finale, grazie per aver cantato più volte il mio nome, per avermi applaudito e io non ho mai detto personalmente grazie. Ora la tua delusione e la tua amarezza è anche la nostra...tutti insieme abbiamo accarezzato il sogno e tutti siamo stati bruscamente risvegliati. Ma, caro tifoso, non bisogna perdersi d'animo di fronte a queste sconfitte ma riprovarci e ancora riprovarci. Cancellare tutto quello che si è fatto e con umiltà ricominciare a lottare. E per questo c'è bisogno anche e soprattutto di te: spero di vederti di nuovo lì nell'angolino della curva all'inizio della prossima stagione, a tifare, se non per me, per la squadra. Grazie, giovane tifoso bianco-verde!
     
                                                                                                                  L'Airone di Venaria
    May 25

    24/05, fine di un sogno

    Giovedì 24 maggio, intorno alle ore 23, finiva il sogno dell'A.s.p. Chivasso. La sconfitta sul parquet di Asti scriveva la parola fine a questa stagione iniziata sotto i migliori auspici, proseguita con il primo posto al termine della regular season per finire col raggiungimento della finale play-off contro Il Cerro, squadra astigiana composta, come noi, da un mix di giovani e di giocatori esperti. Dopo la sconfitta di domenica scorsa in gara uno eravamo chiamati ad un grosso sforzo per riportare la serie a Chivasso per la bella. I volti prima dell'inizio del match erano tesi e il caldo soffocante non aiutava certo la concentrazione. I due pulman di tifosi giunti da Chivasso e la tifoseria locale facevano da cornice al riscaldamento delle due squadre. Ci si avvicinava a passi lenti all'inizio della partita decisiva e in un giocatore come me passavano i pensieri più disparati: la voglia di entrare in campo e di vincere per la squadra, di far vedere all'attaccante di turno degli altri che in faccia a me non si tira, la voglia di godermi appieno la finale, si mescolavano al timore di non essere all'altezza e alla tensione che ogni tanto si faceva sentire, mentre mi estraniavo da tutto ciò che mi circondava e negli occhi avevo solo più il pallone e il cesto. Ore 21,15: palla a due. La partita si decide praticamente nel primo quarto: l'avversario parte forte e ci piazza subito un parziale con diversi punti di divario (mi pare 15 punti dopo 8 minuti). Un Chivasso tramortito dalla sconfitta di gara 1 fatica a rialzare la testa e l'ingresso in campo del sottoscritto contribuisce solo a non mettere peggio le cose. La partita è stata una battaglia vera, la compagine bianco-verde torinese non mollava fino all'ultimo minuto, trovandosi nell'ultimo quarto sotto solamente di un punto. Ma fisico e testa non ci supportavano: la gara si avviava inesorabilmente verso la fine. Uscivo dal campo per far posto ai tiratori da tre punti, segno che ormai le armi a disposizione erano ridotte al limite. Asti gestiva ottimamente la situazione, sfruttando ogni nostro sbaglio e mettendo fieno in cascina ad ogni distrazione nostra. Quando la sirena suona il tabellone mostra 58 a 50 per la compagine casalinga che dà inizio ai festeggiamenti per la promozione alla C2. Una stagione indimenticabile terminata ad un passo solo dal traguardo, un gruppo fantastico di cui mi sento fortunato di aver fatto parte, una squadra di ottimo livello alcuni componenti della quale spero di vedere presto calcare parquet decisamente più prestigiosi. E' andata male e la notte insonne non è servita a nulla. Ma un campionato così lo rigiocherei anche subito. Una sola parola per finire: GRAZIE RAGAZZI!
     
                                                                                                      L'Airone di Venaria
    May 21

    La nostra città

    Vivo in una città fantastica. Piccola eppure dal grande passato. La reggia, il parco, gli appartamenti privati del re, i giardini reali, il mulino, tutti pezzi di storia che rendono bella questo tranquillo paese della cintura torinese. Le domeniche pomeriggio si possono passare a passeggio in centro o sul viale, magari con un bel gelato. O se no si può andare al cinema, o a teatro; gli sportivi possono andare in piscina, possono giocare a tennis, a calcio, a pallacanestro, la scelta non manca. Dei fiori ben curati colorano le aiuole erbose, le fontane danno un tocco di vita alle piazze. E ora un nuovo tassello per rendere la nostra cittadina ancora più bella, ancora più ammirabile da un turista che viene da fuori: la raccolta differenziata dei rifiuti. Che grande passo avanti, dimostreremo a tutti cosa vuol dire "ecologia". Grazie, per farci LAVARE I RIFIUTI che poi buttiamo nel periodo in cui quotidianamente si parla del PROBLEMA della CRISI IDRICA....
     
                                                                                                          Marco 
    May 03

    "Stùr le Mér"

    E' domenica pomeriggio. Ne approfitto della bella e calda giornata per salire in mountain bike (qua è prima che rompessi la catena!!) e farmi un giro a zonzo, senza meta. Il caso mi porta in quell'angolo di Venaria che è via Stefanat, che parte da qui vicino a casa mia e termina dopo un paio di chilometri in una proprietà privata. Subito prima della fine della via la vera vena esotica del paese: "Stur le mèr". Per chi pensi di aver trovato una scorciatoia per la Francia senza dover pagare il Frejus (ho potuto deridere Lucia per mezz'ora prima che capisse), Stur le mèr non è altro che il fiume Stura, dove una selezionata moltitudine di persone si reca nei giorni di festa fingendo di trovarsi su qualche bianca spiaggia per rosolarsi bene al sole. Oggi la via è stranamente deserta, posso pedalare tranquillamente ascoltando solo il brusio dell'aria che mi accarezza il viso. Ad un tratto, mentre le case si diradano sempre più lasciando spazio alle praterie, ecco incomincio a sentire una musica, sempre più alta, sempre più vicina. Perchè in aperta campagna si sentono cantare gli Aventura? Inizio a vedere qualche macchina parcheggiata. Un signore anziano pedala nudo una graziella rosa. Incuriosito proseguo, quasi timoroso. All'improvviso una marea di auto parcheggiate, gli Aventura ormai urlano a squarciagola fra gli schiamazzi di adulti e bambini. Ed eccola lì: l'Alfa 156 con l'alettone taroccato, uscita dal lavaggio la mattina subito prima di partire; ecco la Punto primo modello con i cerchi in lega della Alessio; ecco il Phantom riverniciato di nero opaco, senza frecce, con le righe di qualche avventurosa caduta. E' ufficiale: sono a Stur le mèr, alla nuova area attrezzata (recintata). All'interno una famigliola in costume da bagno gioca a racchettoni sulla ghiaia con i bambini, mentre i nonni fanno la coda al bar per comprare il mezzo litro d'acqua naturale a 10 euro. E, poco distante, lei! La Fiat centoventisette col portapacchi con sù legato il lettino da spiaggia. Mi porto proprio sulle rive dello Stura, sapendo già che cosa avrei trovato laggiù: la tavolata di venti persone pronta per la grigliata delle ore 15. Ormai pedalo ridendo di gusto di tutto ciò che ho appena visto. Allontanandomi ecco arrivare l'ultimo tassello del puzzle: il cinquantenne medio con l'Alfa 33, alette sui tergicristalli e 5 mila chilometri, tirata fuori dal garage apposta per il giorno di festa che arriva guidando col braccio penzoloni fuori dal finestrino, grondante di sudore peggio che un maratoneta. .....si organizzano visite guidate!         

                                                                                                 Marco