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8月30日 Obama, McCain & VeltroniSono fortemente attuali servizi e immagini riguardanti la propaganda elettorale americana. Scenario di questi comizi sono stadi e palazzetti stracolmi di futuri elettori del McCain o dell'Obama di turno si affollano intorno al palco acclamando armati di bandierine e striscioni. Ebbene succede che a uno di questi comizi si rechi in visita Walter Veltroni: intervistato da Giulio Borelli per il tg1 egli si dimostra positivamente colpito da cotanta partecipazione dei cittadini alla campagna elettorale e punta il dito contro il popolo italiano, che trascorre i periodi pre-elettorali pigramente seduto in poltrona ad assistere alle sfide tv, piuttosto che entusiarmarsi ed intervenire attivamente a supporto della propria fazione politica preferita. E' vero, gli italiani durante la propaganda restano in poltrona: io aggiungerei che si guardano pure un bel film su un altro canale piuttosto che assistere ai duelli televisivi fra aspiranti premier. Che in più non hanno nulla a che vedere con i candidati d'oltreoceano che, per lo meno, sebbene si accingano a compiere scelte che saranno sempre e comunque considerate rovinose, ispirano almeno all'inizio un'idea di fiducia e di sincera volontà di intervenire per il bene del proprio paese. Qui invece vecchie mummie impolverate, volti visti e rivisti, alcuni pure scheletrici, altri sazi a spese nostre, non fanno che inscenare discussioni che sembrano più screzi infantili. Senza contare il fatto ben più grave che forse negli Stati Uniti qualcuno forse della politica si fiderà ancora mentre fra le italiche coste si guarda agli approfondimenti politici dei vari tiggì come si guarda a una puntata di una soap opera, distratti ed indifferenti. Ci fossero elezioni tutti i giorni la destra e la sinistra vincerebbero in modo alternato: sintomo di indecisione e di poca fiducia. Votare è qualcosa di pesante, ingombrante, come i compiti di matematica per il giorno dopo, da fare il più velocemente possibile. E a volte non si fanno. Veltroni non pensa che quello che ci manca non è la voglia di partecipare, non siamo noi quelli troppo legati alla poltrona: ci manca la fiducia. E quando manca quella non si può combinare un gran chè.
Marco 8月25日 "Complivisite"Ho dato un'occhiata alle statistiche del blog e ho visto che ha da poco superato le mille visite. Ora, non so la media quale sia e non mi importa, ma voglio ringraziare tutti voi per avermi fatto visita, in particolare coloro che hanno contribuito a rendere più vivo questo blog lasciando il proprio pensiero, il proprio saluto o il proprio commento. Magari qualcuno di voi ha chiuso e riaperto la pagina più volte facendo in modo che il contatore andasse avanti lo stesso senza che ci fossero effettivamente tante visite. Magari la storia del contatore è solo una trovata di msn per invogliare chi come me si diverte ad avere un blog a continuare a tenerlo aggiornato. In ogni caso, a parte le mille visite e a parte le cose che scrivo che possono interessare o meno, grazie a te che stai leggendo in questo momento per avermi fatto visita. E, se ti capita, ritorna pure quando vuoi. Saluti.
Marco 8月23日 DUEL88 minuti di suspence. Si può sintetizzare così Duel, enigmatica opera di Steven Spielberg. Sì perchè il film si esaurisce in un prolungato inseguimento che vede coinvolti una vecchia utilitaria americana rossa guidata da David, un uomo d'affari in viaggio di lavoro, e un'imponente autocisterna, il cui conducente ci resta sconosciuto, ma che dimostra la sua ben chiara volontà omicida nei confronti dell'altro. Il viaggio diventa una lotta senza esclusione di colpi in cui David sembra intraprendere una dura partita di scacchi contro l'autocisterna: in palio la sopravvivenza. A parte quella che può erroneamente sembrare una trama monotona o noiosa, ciò che conta è il significato metaforico dell'intero film. E' un viaggio attraverso la fragilità del protagonista, schiavo dell'abitudine e della normalità e incapace di compiere le giuste scelte di vita e che parte convinto di potersi lasciare tutto alle spalle. Ma i problemi lo seguono, lo sovrastano, lo attendono dietro l'angolo, restano sulle sue tracce minacciosi e il protagonista sa bene che basta poco per farli esplodere in modo catastrofico. Come una scintilla a contatto con quel liquido infiammabile che la cisterna trasporta. Sono problemi quotidiani che David, abituato a ritmi mai stravolti, percepisce come ossessionanti, a tratti si sente quasi mancare il respiro. Eppure quando la cisterna cade nel precipizio insieme ai rottami della sua vecchia auto ad un'iniziale risata di sfogo, David contrappone quasi un'espressione di rimorso, come se si fosse reso conto che quei problemi da cui fuggiva, erano quelli che facevano muovere la sua vita. E difatti resta lì, immobile, a fissare i rottami.Ottima infine la fotografia. La macchina da presa è sistemata ovunque, con qualunque angolatura: sul cofano della macchina, sulla marmitta del camion, sulla cisterna, dentro all'abitacolo...la scena è analizzata visivamente nel suo complesso il che contribuisce senz'altro ad aumentare una suspence che ricorda quasi un horror. Un film che si può interpretare in molti modi. E questo è solo uno.
Marco 8月12日 I 5 cerchiSi disputano in questi giorni i giochi olimpici a Pechino. Centinaia di atleti, migliaia di addetti, l'attenzione del mondo tutta concentrata sulla Cina. Mi è capitato di assistere ad alcune gare di varie discipline (buona parte in replica stanotte mentre qualcuno dormiva sonni tranquilli sul mio divano): alcune buone per noi, altre decisamente deludenti. Il rutuale della trasmissione televisiva di eventi sportivi prevede ormai la telecronaca della gara in sè più l'immancabile intervista a caldo da bordo campo/vasca/ring/eccetera. Ascoltando le parole degli atleti sono rimasto positivamente impressionato: nessuna volontà di far polemica, nessuno scarico di responsabilità...stavolta l'arbitro non c'entra, nessuno invoca moviole in campo col bandierone. Si prende la gara com'è venuta: così la nostra nazionale di tiro con l'arco alle domande quasi stizzite dei giornalisti per l'oro sfumato ha risposto sorridente e piena di orgoglio per l'argento conquistato, dimostrando grande soddisfazione per essersi comunque classificata seconda ai giochi olimpici. Così Federica Pellegrini, di fronte all'oro quasi sicuro e mancato per i 400 metri s.l., alla domanda inquisitoria della giornalista tesa ad indagare il fallimento, manco esistesse una ricetta infallibile per il successo, replicava con un semplice "Non lo so, è andata così", salvo poi rispondere qualche ora dopo in vasca con un record mondiale. E ancora le parole di Filippo Magnini il quale afferma di essere in Cina per divertirsi, che nella vita esistono pensieri ben più gravi di una gara andata male e che i giorni dell'Olimpiade non possono essere vissuti con ansia ma con allegria. E' vero che in una Cina al centro del calderone per la questione dei diritti umani, ulteriori polemiche relative alle gare in sè non potrebbero che nuocere, ma ho l'impressione che gli atleti non facciano altro che esprimere il loro pensiero reale. Spirito olimpico, sì, ma a mio parere si tratta semplicemente di spirito sportivo sano; qualcosa a cui in Italia, regno delle polemiche, degli insulti e dei capricci infantili del lunedì post-campionato, non siamo abituati, e che tendiamo quindi a presentare come un evento straordinario che emerge solo in sporadiche occasioni. Occasioni in cui lo sport, anche per chi guarda, si rivela effettivamente come momento di festa a cui assistere a cuor leggero come puro svago, nell'attesa di ritornare ai problemi ben più gravi (oserei dire problemi veri) di ogni giorno.
Marco |
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